Il Progetto

La Siria è ancora un paese per pochi e andarci è una scelta impegnativa, consapevole e rischiosa: il risultato di questo progetto è uno schiaffo alla violenza del terrorismo islamista e l’apertura di una strada pacifica alla ricostruzione per il popolo siriano: la cultura di un popolo è la base sulla quale costruire un domani di pace.

Maaloula antico villaggio a una cinquantina di chilometri da Damasco, 1500 metri di quota, ritenuto la culla della cristianità siriana, dove le comunità musulmane, greco-cattoliche e greco-ortodosse hanno convissuto da sempre, ultimo baluardo della lingua aramaica e luogo simbolo della cristianità in Medio Oriente. Maaloula luogo del miracolo che le diede nome (in aramaico significa “entrata”) quando la montagna si aprì per offrire rifugio a Santa Tecla inseguita dai suoi persecutori, può essere ancora il luogo del miracolo di una Siria pacificata e aperta a tutte le religioni. Il villaggio, culla della civiltà aramaica è diventato simbolo di spiritualità e testimonianza della vita dei santi.

Maaloula drammaticamente salita all’onore delle cronache della spaventosa guerra siriana, luogo di aspre battaglie fra le milizie di Al Nusra e le forze armate siriane, è stato derubato delle sue ricchezze, ma non della sua anima: il parroco di Maaloula, Padre Toufik Eid, dichiarava il 18 febbraio 2015, al giornalista di “Tempi”: «.... gli islamisti hanno chiaramente voluto distruggere questo villaggio simbolo, dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Cristo».

A Maaloula si trova anche il monastero greco-cattolico Mar Sarkis, dei S.S. Sergio e Bacco, costruito nel VI secolo d.C., dove è custodito l’altare cristiano più antico che si conosca: in forma semicircolare con i bordi rialzati, per contenere il sangue dei sacrifici, degli altari pagani, dovrebbe risalire al periodo che va dal martirio dei Santi del 307 d.C. al concilio di Nicea del 325 che impose la forma rettangolare tutt’ora in uso.